Perché la pianificazione di un nuovo bosco urbano prevede la morte di più del 50% degli esemplari messi a dimora

Un caro saluto ambientalista a tutti.

Recentemente ci siamo chiesti il motivo per il quale, come dichiarato dai volontari di Spiritus Mundi, Organizzazione di Volontari dedicata alla creazione di boschi urbani nella provincia di Padova che supportiamo, anche più del 50% degli alberi messi a dimora muore prima di aver raggiunto il pieno sviluppo e come mai questo sia desiderabile.

A rispondere alla nostra domanda è stato uno dei volontari di Spiritus Mundi, Niccolò Marchi, Dottore forestale con PhD in Ecologia forestale conseguito all’Università di Padova, che ci ha detto quanto segue:

La messa a dimora pianificata in modo che non tutte le piante sopravvivano è voluta e preferibile per un buono sviluppo del bosco.
Risorse e spazio sono risorse limitate in ambienti naturali, quindi un bosco per svilupparsi da giovanissimo (plantule) a bosco adulto vede vivere tra le sue piante una continua competizione per la sopravvivenza.
Detta brutalmente ma anche realisticamente, le piante non fanno altro che uccidersi tra loro per rimanere sempre con la chioma al sole e quindi potersi nutrire e sviluppare di più rispetto agli altri vicini e poter portare avanti la linea genetica.

Piantando boschi si parte di uno stadio giovanile in cui dovrebbero esserci migliaia di piante a riempire lo spazio. Avete mai visto un bosco maturo in cui le piante sono così fitte da non poter camminare tra un albero e l’altro? No, perché le risorse sono limitate e solo pochi esemplari potranno arrivare a maturità. Il diradamento è quindi un processo naturale, che in alcuni casi viene riprodotto artificialmente con la pratica del “forest thinning“: è una delle operazioni che nella gestione del bosco viene operata tramite taglio attivo ma si basa sul principio che la natura invece farebbe da sé.

La nostra scelta di lasciare alla natura il ruolo di sviluppare da sé la propria biodiversità ottenendo così un bosco longevo, serve quindi a far sopravvivere gli esemplari migliori per diverse caratteristiche come per esempio il fusto dritto e la scarsa ramificazione.

Noi mettiamo una certa quantità di piante piccole che inizialmente si aiutano nel crescere perché nella prima fase la competizione è di stimolo alla crescita verso l’alto per i germogli che devono riuscire a sbucare dall’erba, la quale fa una competizione molto più spinta, crescendo molto più velocemente e potendo così soffocare le piantine degli alberi.
Quando le piante arrivano a toccarsi con le chiome inizia una competizione di tipo vessatorio per avere più spazio e quindi più luce e nutrienti, che porterà alla sopravvivenza degli esemplari più forti e longevi.

Ribadiamo che siamo onorati di poter contare sull’impegno di una associazione così seria e preparata che, a nostro avviso, potrebbe facilmente essere di esempio per chiunque sia impegnato nel recupero di aree naturali.

Grazie Niccolò e grazie Spiritus Mundi!

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